Mutabbal (Crema di Melanzane)

Ingredienti:

Melanzane: 2

Spicchi d’aglio: 2

Tahina: 3 cucchiai

Limone: 1

Prezzemolo: 1 mazzetto

Sale

Tahina: (E’ una crema oleosa che si ottiene dai semi di sesamo tostati e spremuti. E’ molto densa e di color nocciola. Molto usata in Medio Oriente. In Italia si trova nei grandi supermercati e in tutte le macellerie islamiche).

Preparazione:

Mettere nel forno caldo 2 melanzane intere dopo averle fatto dei piccoli buchi con una forchetta. Dopo circa un’ora, quando saranno molli e cotte, tirarle fuori dal forno. Eliminare la buccia e mettere la polpa in una ciotola.
A questo punto schiacciare bene, con una forchetta, le melanzane aggiungendo gli spicchi d’aglio schiacciati, la Tahina, il succo di limone e il sale. Amalgamare bene il tutto.

Presentazione:

Mettere il tutto in un piccolo piatto di portata e decorare con il prezzemolo tritato e un filo di olio d’oliva. Possibilmente servire il composto con triangoli di pane tostato.

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Hummos (Crema di Ceci)

Ingredienti:

Ceci lessati: 250 g

Spicchi d’aglio: 2

Tahina: 2 cucchiai

Limone: 1

Prezzemolo: 1 mazzetto

Peperoncino e/o paprica: 1 / pizzico

Olio di oliva: 2 cucchiai

Sale

Tahina: (E’ una crema oleosa che si ottiene dai semi di sesamo tostati e spremuti. E’ molto densa e di color nocciola. Molto usata in Medio Oriente. In Italia si trova nei grandi supermercati e in tutte le macellerie islamiche).

Preparazione:

Mettere nel frullatore i ceci, la Tahina, il succo di limone, i spicchi d’aglio pestato, se necessario dell’acqua, e il sale; frullare a bassa velocità per 30 secondi fino ad ottenere un composto omogeneo abbastanza denso.

Presentazione:

Servire in una ciotola comune e decorare con il prezzemolo tritato, un pizzico di peperoncino e/o paprica e un filo di olio d’oliva. Servire con pane tostato.

Consiglio

Per non usare i ceci lessati in scatola si può prepararli da soli a casa (sono più buoni e più genuini). Mettere i ceci nell’acqua la sera prima, la mattina scolateli e trasferiteli in una pentola con dell’acqua in ebollizione. Lasciate cuocere a fuoco lento per 45 minuti e scolateli.

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Auguri di Buone Feste

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Damasco si veste in Bianco – neve da per tutto

Oggi è il 12 Dicembre, 2010 … finalmente è arrivata la pioggia ieri dopo lungo tempo, e oggi Damasco è proprio bianca, tutto ciò cade dopo la preghiera del Venerdì,  quando tutti i siriani sono usciti insieme in tutte la moschee della Siria a pregare chiedendo la pioggia … oggi Damasco è felice e festeggia come una sposa che si veste in bianco … neve da per tutto …

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Storia di Ebla

Ebla ha conosciuto, come centro urbano, tre grandi periodi di sviluppo, nel Periodo Protosiriano maturo, tra il 2400 e il 2300 a.C., nel Periodo Protosiriano tardo, tra 2200 e 2000 a.C. e nel Periodo Paleosiriano arcaico e maturo, tra 2000 e 1600 a.C.Ognuna di queste fasi maggiori, di cui la più antica è susseguente ai lunghi decenni di formazione della città protosiriana arcaica ancora mal conosciuta, si concluse con una grave distruzione: la prima, verso il 2300 a.C., fu opera dell’esercito akkadico, guidato dal grande Sargon di Akkad, il fondatore della dinastia; della seconda, verso il 2000 a.C., è ignoto l’autore, ma non è escluso che sia da porre in relazione con spedizioni dei re della III Dinastia di Ur e con disordini provocate dagli Amorrei, che subito dopo presero il potere su gran parte della Mesopotamia e della Siria ; a portare a compimento la terza definitiva distruzione, verso il 1600 a.C., fu con ogni probabilità una coalizione di Hittiti e Hurriti, di cui furono protagonisti il grande re paleohittita Mursili I e un ignoto re di Ninive, chiamato Pizikarra.

Nel Periodo Protosiriano maturo Ebla era la città più importante della Siria settentrionale interna e intratteneva rapporti politici e commerciali con i Paesi di Sumer e di Akkad, in particolare con le città di Kish eUr, documentati dai testi degli Archivi di Stato e dall’archeologia del Palazzo Reale G, e probabilmente con l’ Egitto dei Faraoni, documentati dal ritrovamenti di preziosi vasi in pietra di fattura faraonica con i nomi di Chefren della IV Dinastia e di Pepi I della VI Dinastia. Ebla dominava le rotte dei commerci internazionali traEufrate e Mediterraneo che portavano argento verso la Mesopotamia e legname verso la Mesopotamia e verso l’Egitto, facevano affluire lapislazzuli dal lontano Afghanistan e portavano forse l’abbondante oro nubiano dall’Egitto.
Ebla si sviluppò in pochi decenni da una potente città-stato alla capitale di uno stato territoriale piuttosto esteso in tutta la Siria settentrionale interna dall’area a sud delle montagne del Tauro fino alla regione di Homs, mentre negli anni degli Archivi Reali sviluppò ambizioni protoimperiali, combattendo Mari, alleandosi con NagarKhamazi e Kish e infine soccombendo al potere militare dell’Akkad del grande Sargon, che potrebbe aver voluto stroncare il controllo che Ebla stava imponendo sulle rotte commerciali dalla Mesopotamia all’Egitto.

Nel periodo Protosiriano tardo, dopo una fase oscura, Ebla risorse, tornando a essere un centro commerciale di qualche importanza, come documenterebbero testi di Lagash e di Ur, che citano la regione di Ebla come fonte di legname pregiato per la costruzioni sacre di Lagash, o la presenza di “uomini di Ebla”, che recavano mobili intarsiati e preziosi tessuti ricamati alla corte dei re della III Dinastia di Ur. Anche questa fase, assai poco nota archeologicamente ad Ebla, si concluse tragicamente, con una radicale distruzione, probabilmente, come si è detto, in un periodo di probabile crisi microclimatica, di ridotta ricchezza economica, di forti tensioni sociali e di accentuati movimenti di gruppi seminomadi, culminati con l’affermazione di principi morrei.
Nel Periodo Paleosiriano arcaico, però, verso il 2000 a.C., con una consistente disponibilità di forza-lavoro, la città venne nuovamente ricostruita, con ampi lavori di sbancamento nella Città Bassa, che rimossero quasi completamente gli strati più antichi, per ottenere terra con la quale erigere i possenti terrapieni in terra battuta, che saranno l’imponente cinta muraria della città paleosiriana. Questa città rifondata, che di nuovo dovette avere un ruolo assai rilevante nella Siria settentrionale interna, fu edificata sulla base di un progetto unitario, che prevedeva, attorno alla Cittadella centrale, dove si innalzavano ilPalazzo Reale E e il Tempio di Ishtar, nella Città Bassa, un anello di importanti, e talora imponenti, edifici pubblici – palazzi e templi -, oltre i quali si trovavano quartieri di abitazione, che arrivavano fino alla base dei terrapieni, sui quali si aprivano quattro porte urbiche e furono innalzate possenti forti e minori edifici di spiccata funzione difensiva.
É certo questa la città che venne ricordata, pochi decenni dopo la distruzione dle 1600 a.C., in un poema bilingue hurrito-hittita, chiamato il “Poema della liberazione”, scoperto nella capitale hittita Hattusa, la moderna Boghazköy, e risalente al XV secolo a.C., come la “Città del Trono”, il cui re veniva definito “Stella di Ebla”.

La città cantata nel poema di Hattusa doveva essere la principale alleata di Aleppo, capitale del potente regno di Yamkhad, succeduto certo nel Periodo Paleosiriano classico all’egemonia di Ebla del Periodo Paleosiriano arcaico e non sopravvisse alla distruzione recata dalle forze congiunte di Hittiti Hurriti. Lo sconvolgimento prodotto dalle spedizioni dei grandi re paleohittiti Hattusili I Mursili I contor Aleppo ed Ebla portò, infine, anche, in un probabile quadro di grandi alleanze tra Hittiti, Hurriti e Cassiti, alla distruzione, nel 1959 a.C., della stessa Babilonia, dove regnava l’ultimo discendente del grande Hammurabi.

Da questo disastro Ebla non si risollevò più: le rovine ancora imponenti soprattutto del Palazzo Reale E e del Palazzo Meridionale, furono immediatamente occupate da squatters, con piccoli e poveri adattamenti delle strutture conservate, che tentarono di ricostruire frammenti di una realtà urbana soprattutto nei decenni successivi al 1600 a.C., ma senza successo. Il sito di Ebla subì una progressiva ruralizzazione, con un’occupazione ancora più limitata nell’ Età del Ferro, mentre nel Periodo Persiano-Ellenistico la sola Acropoli appare occupata da un palazzetto rurale, con forte evidenza di produzione tessile.
In Età Tardo-Romana Bizantina il sito, forse già designato con il toponimo di Mardikh, fu sede di una piccola installazione monastica, mentre le cronache della I Crociata ricordano, alla fine del 1098, episodi relativi al sacco della città di Ma’arret en-Nu’man, che potrebbero essere connessi ad un’occupazione del sito da parte degli stessi Crociati: questa occupazione del tutto temporanea, potrebbe esser documentata archeologicamente dalla presenza di un muro in pietra, che sbarrava le rovine emergenti dell’antica Porta di Damasco, per il quale furono riutilizzate, ponendole rovesciate, pietre con iscrizioni arabe in caratteri cufici recanti invocazioni a Allah.

Fonte: ebla.it

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Perché andare in Siria?

Di Giovanni Camici

Circondati da 7.000 anni di storia, ricca di monumenti, perdersi nei suq delle proprie città, villaggi nel deserto, accampamenti di beduini, monasteri nascosti tra le rocce, essere svegliati dal muezzim la mattina alle 5, assaggiare la propria cucina i suoi dolci, oasi e sale da thè.

Uno dei siti archeologici più importanti del mondo si trova proprio in Siria; Palmira, terra colonizzata da molti popoli, dagli assiri ai persiani, seleucidi, crocevia commerciale di carovane tra Mediterraneo e Mesopotamia, fino all’arrivo dell’impero romano, che sostituisce il regno Nabateo originario di Petra. In declino l’impero romano, Palmira cade in mano di un nobile locale, il quale dopo aver sconfitto i Sasanidi, sempre con l’appoggio di Roma prende il comando della città. Palmira va in decadenza nel periodo in cui regna la regina Zenobia la quale dopo qualche successo nel distaccarsi dai romani e proclamare l’indipendenza, viene da loro spenta.;la via carovaniera diminuisce i propri traffici e non riesce più a riprendersi.

Siria terra di splendide città, la capitale Damasco, uno dei luoghi più antichi del mond

o e abitato più a lungo in modo continuo, racchiude

in se molti aspetti lasciati dal passato, come i resti del tempio di Giove, racchiuso nel suq, la superba moschea degli Omayyadi, luogo di pellegrinaggio anche sciita perché si trova all’inte

rno la tomba dell’Iman Hussein, morto nella battaglia di Kerbala, ed anche la tomba del Battista, i quartieri del suq tra i più belli del Medio Oriente tra odori mercanzie ed hammam.

Non possiamo tralasciare i dintorni di SeydnayyaMaalula, con i monasteri ortodossi, mentre sulla strada che conduce sulla costa mediterranea si incontrano numerose fortezze crociate abbarbicate sulle montagne, il più interessante il Krak dei Cavalieri.

Aleppo con il proprio suq, vivace e poco turistico, città commerciale dove nel xx sec. la sua popolazione in forte aumento comprende una grande comunità cristiana di origini armene, dove oggi sfoggia bellissime chiese e vie in cui perdersi; anche Aleppo mostra la Grande moschea, i suoi Khan sparsi nei vari vicoli del suq, e musei.

Un’attrattiva sulla statale tra Aleppo e Hama è rappresentata dalle città morte di SerjillaJeradaRuwelha, misteriose per il loro calo demografico improvviso, forse dovuto al cambio di rotta delle carovane?

Un’altra città di particolare interesse Hama, ada

giata sul fiume Oronte, il quale con le proprie acque fa girare le Norie, le famose ruote idrauliche di legno, che servivano la rete idrica della zona fin dal v sec. d. c..

Siria, il deserto, le oasi racchiuse ad ovest tra l’Oronte e Eufrate a est, dove la vita dei beduini delle tribù arabe scorre ancora con ritmi di secoli fa.

Naturalmente questa breve descrizione delle meraviglie siriane, del suo popolo ospitale, non rende merito completo a quello che realmente può offrire, ma solo un’indicazione delle tappe più conosciute e importanti.

Meravigliosa Siria !

Fonte: http://xoomer.virgilio.it/dimensioneavventura/viaggio_John/camici_siria/siria.htm

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Sulle vie di Damasco

Sulle vie di Damasco

di Giuseppe Lorenzi

Per me che delle mie pietre incise riempio i cassetti, le cantine a volte sconfinando, per mancanza di spazio in ambienti altrui, quelli di amici che ospitano le mie sculture, il viaggio e non la vacanza che ho avuto il piacere di compiere in terra Siriana ha lasciato una forte e “pesante” sedimentazione.

Gli edifici, gli spazi, le sculture e i cimiteri in terra siriana vivono di pietra, ma soprattutto d’emozioni in lei raccolte e protette da millenni. Forse è anomalo pensare che delle semplici pietre possiedano una qualche storia interiore, un loro vissuto emozionale, ma se si lasciano andare le razionalità mentali tipiche della società industrializzata e ci si permette di ascoltare ed osservare in profondità, è possibile accorgersi che quelle antiche pietre calcaree e basaltiche, bianche e nere, che fanno mostra di se nei cortili delle case Damascene o d’altri edifici, parlano in silenzio proteggendo l’osservatore da quegli influssi esterni che spesso ci allontanano dal sentire interiore.
Soffermarsi all’interno di un antico cortile o nel grande spazio aperto di una moschea lascia spesso meravigliati, le pietre della pavimentazione, calpestate per secoli da piedi scalzi di fedeli o semplici visitatori, sono divenute lucide pulite, accogliendo quel senso di purezza che per prima la pietra anche non lavorata esprime.
Forse proprio il senso di purezza e quindi di divino, traspare dalle pietre, basta recarsi, dopo un viaggio breve (circa 2 ore da Damasco) non proprio confortevole, al monastero di Deir Mar Musa El-Habashi in pieno deserto, negli anni ristrutturato completamente da Padre Paolo, ed entrare nella piccola chiesa di pietra e d’affreschi risalenti all’anno 1000, per rendersi conto come quanto prima detto, divenga realmente tangibile.
Al di là dell’aspetto religioso, che non a tutti appartiene, si è colti comunque da un senso di rispetto, di magico rapimento, vicino a quel pianto che alle volte proviene dalla meraviglia verso lo sconosciuto che si fa tangibile. L’edificio, la roccia, le pietre, gli antichi affreschi parlano al visitatore attento permettendogli di divenire esso stesso pietra angolare di una vastissima costruzione.
Così proseguendo il viaggio in vari luoghi, fra le splendide vestigia di Palmyra con i suoi 1300 metri di colonnato, dentro il grande suk coperto d’Aleppo, fra le enormi pietre del Krak des Chevaliers, nell’anfiteatro di Bosra o fra le gole di pietra del villaggio di Maalula dove ancora si parla l’aramaico, antica lingua del Cristo, s’incontrano pietre e storie ed emozioni che trattengono il visitatore attaccandosi ad esso, per non dargli la
possibilità di scordare che della pietra ognuno è una piccola infinitesimale parte.

Fonte: architetturadipietra.it

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..Che bella la Siria!

di Albina 

Ispirati dai resoconti entusiasti letti su questo sito – turistipercaso.it – siamo partiti in coppia per la Siria, con l’intento di verificare di persona. La Siria ci ha ammaliati e desideriamo ringraziare tutti quanti coi loro scritti hanno contribuito alla realizzazione del nostro bel viaggio. 

L’agenzia di riferimento che si è confermata affidabile, competente ed efficiente. Il nostro contatto in loco, è stato paziente e disponibile a concordare e modificare l’itinerario secondo le nostre esigenze fino all’ultimo giorno. Tutti i servizi forniti sono stati di buon livello e conformi a quanto concordato. 

 La Siria è un paese sicuro e cordiale, le strade perfettamente tenute consentono spostamenti agevoli e rapidi, indubbiamente è un paese in cui noi italiani possiamo sentirci “ricchi”. Per tutto il tour di 13 giorni (alberghi di buon livello, auto con autista e ingressi nei vari siti). Ha inciso molto il soggiorno in Giordania, sia perché più cara, sia perché l’agenzia siriana è stata costretta ad appoggiarsi ad un’agenzia locale erogatrice dei servizi in loco. Il periodo di viaggio (agosto) era sconsigliato per il caldo ma noi non ne abbiamo risentito, anche perché essendo secco era più tollerabile dell’afa che avevamo lasciato.  

Mon, 04.08 Arrivo a Damasco alle 5,00 con volo Alitalia notturno. Primo timore fugato: credevamo di trovarci spaesati in un aeroporto semideserto e invece l’aeroporto di Damasco è un vero e proprio suk, pieno di gente di tutti i tipi. Nonostante le due ore di ritardo dovute a un allarme bomba a Roma troviamo l’autista che ci accoglie con un sorriso… Benvenuti in Siria!
L’albergo è delizioso: una casa damascena restaurata nel centro della città vecchia, con tanto di cortile con fontana esagonale al centro e sole 5 camere in stile. Ha aperto da pochi mesi, tutto è nuovo e accogliente ed il personale è cortese e gentile. Ci troviamo in un angolo di paradiso!
Dopo un paio d’ore di riposo ci immergiamo subito nell’old city e in breve ci ritroviamo a prendere il tè con alcuni locali che davvero sembrano più interessati a scambiare quattro chiacchiere che a venderti qualcosa. E poi a due passi dall’albergo entriamo in una chiesa siriaca ortodossa e incontriamo Padre Giovanni, che parla l’italiano e ci tiene a farci visitare la chiesa, benché sia chiusa, ci mostra il Vangelo scritto in aramaico, e ci invita a tornare per il tè… 

Subito emerge una realtà estremamente variegata: alcune donne sono interamente coperte dal velo nero simile al burqa, altre indossano il velo ma hanno le fessure per gli occhi, altre portano il volto scoperto, altre ancora portano la testa avvolta da veli colorati, diverse, soprattutto giovani, vestono all’occidentale. E tutte convivono apparentemente pacificamente, “è una questione di scelte personali” mi è stato detto. Non mi sono mai sentita osservata, nemmeno nei suk, e la sera girando di notte nelle strade ci siamo sentiti più sicuri che a casa nostra in Italia. E ancora: ovunque a fianco alle moschee si incontrano chiese cristiane di tutti i tipi (greche ortodosse, siriane ortodosse, cattoliche…) e quello che si respira è un’atmosfera di grande varietà: ma che siano più tolleranti loro che noi?
La sera cena da (segnalato dalla guida e da alcuni locali): ancora gradita sorpresa: la cucina araba in Marocco e in Egitto non ci aveva entusiasmato ma questa cucina siriano-libanese è sublime! E il conto (1.200 lire siriane= 15 euro in due) è una gioia ulteriore. 

Fonte: turistipercaso.it

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Apollodoro di Damasco e il suo ponte sul Danubio a Drobeta

Renata TATOMIR
Ricercatrice per il Fondo Giulio Magni

Il quadro storico

Nel corso del II e III secolo d.C., l’impero romano raggiunse l’apice dell’espansione territoriale e della prosperità materiale. L’arte dell’età imperiale comprese la produzione artistica dei secoli da Augusto a Costantino. Fino all’età di Traiano l’impero visse un lungo periodo di pace all’interno, accompagnato dalla progressiva espansione territoriale oltre i confini; quindi patì una grave crisi politica, economica e militare, che si concluse con un’ultima fase di ripresa dell’istituzione imperiale. A questo quadro storico corrisposero vari momenti dello sviluppo artistico: l’arte dei primi due secoli si espresse attraverso un linguaggio elaborato nella tarda repubblica, fortemente impregnato di classicismo, pur con accenti originali soprattutto in campo urbanistico e architettonico. I modelli creati a Roma vennero esportati in tutto il vastissimo territorio dell’impero e adattati alle singole tradizioni locali. Sotto Traiano (98 – 117 d.C.) l’impero conobbe il suo apogeo, ed anche l’arte riuscì, per la prima volta (stando a quanto ci è pervenuto), a staccarsi dall’influenza ellenistica

Un Nabateo ellenizzato : Apollodoro di Damasco.
Uno degli architetti più prestigiosi e geniali fu Apollodoro di Damasco. Architetto, scrittore e ingegnere militare greco, attivo a Roma all’inizio del II secolo d.C., a lui si deve il progetto del grandioso Foro voluto dall’imperatore Traiano e, molto probabilmente, quello degli adiacenti Mercati Traianei.
Su Apollodoro ci sono poche informazioni da parte degli autori antichi, ma un suo scritto di ingegneria militare, “L’arte della guerra” (un trattato sulla costruzione di macchine belliche composto nel corso di una delle campagne daciche di Traiano) fornisce preziose informazioni sulle sue origini, in quanto la povertà lessicale che gli impedì di esprimere chiaramente il proprio pensiero è indizio di un’educazione acquisita in una madrelingua diversa da quella in cui scriveva. Nonostante il nome greco Apollodoro, un Siriano di origine anellenica, era un Nabateo ellenizzato di prima generazione, che aveva appreso il greco come seconda lingua e che aveva adottato un nome greco, come era tenuto a fare qualunque orientale che volesse acquisire una posizione elevata nel mondo romano. Il nome originario, di cui per assonanza quello greco potesse essere considerato un parallelo, può essere facilmente riconosciuto nell’arabo Aboudat (in greco Obodes), ben diffuso tra i Nabatei, i quali nel I secolo a.C. ebbero anche tre monarchi così chiamati.
Nel tempo Damasco è stata una metropoli di cultura cosmopolita, abitata dall’epoca di Alessandro Magno in poi da Arabi, Greci, Giudei, Romani. La città  cadde sotto il dominio dei Nabatei, una popolazione araba, verso l’anno 85 a.C., per essere poi occupata dai Romani nel 66; nel 38 la Celesiria fece parte dei territori donati da Antonio a Cleopatra, tornando in seguito in possesso dei Nabatei, fino all’epoca di Nerone in cui fu nuovamente sotto il controllo romano.
Appolodoro fu un favorito di Traiano e l’architetto ufficiale di questo, che seguì nelle guerre contro i Daci. Il legame tra Apollodoro e Traiano si spiega facilmente. Nel 76-77 d.C. il padre del futuro imperatore, M. Ulpio Traiano, era stato governatore della Siria (legatus pro praetore Syriae), provincia in cui lo stesso Traiano aveva soggiornato nel 73-74 oppure nel 75-76, all’età di venti o ventidue anni, come tribunus legionis. E’ molto probabile quindi che il padre dell’architetto sia entrato nella clientela di Traiano padre, mentre questi era in Siria.  Apollodoro dovrebbe essere nato intorno all’anno 60 d.C., e forse fu introdotto a Roma da Traiano già  nel 91, quando era console ordinario, per essere impiegato nell’attuazione dei programmi domizianei di intenso rinnovamento edilizio della città .
Per Traiano Apollodoro costruì presso Drobeta il ponte di Traiano sul Danubio nella campagna del 104 in Dacia. Progettò inoltre un gymnasium, bagni pubblici, l’Odeon di Domiziano, il Porto di Traiano ad Ostia Antica, il Foro e la Colonna di Traiano a Roma. Gli sono ancora attribuiti gli archi trionfali di Benevento e Ancona. È inoltre ritenuto l’architetto dell’ultimo rifacimento del Pantheon.
Apollodoro di Damasco è l’unico grande architetto romano di cui si conoscano il nome e pressoché l’opera completa, ed è sicuramente uno dei maggiori dell’antichità. La questione del suo stile è piuttosto dibattuta dagli studiosi; in ogni caso gli si riconosce una sintesi organica fra tradizione italico-romana e moduli ellenistico-orientali.

Il ponte di Traiano sul Danubio

Nella sua attività di ingegnere militare costruì, nell’intervallo fra la prima campagna dacica (101-102 dc) e la seconda (105 dc), il ponte sul Danubio, sul quale le legioni romane passano nell’ estate dell’ anno 105, e del quale rimangono vestigia presso Drobeta (Romania) e un’immagine in rilievo sulla Colonna Traiana. Il ponte, lungo più di un chilometro, è rimasto famoso per l’audacia delle soluzioni tecniche. Su di esso, dalla tecnica arditissima, scrisse anche un trattato; da codici bizantini è stata invece tramandata la parte fondamentale, con i disegni, del suo trattato di poliorcetica.
Per la storia antica dei romeni Apollodoro rimane il personaggio che ha cambiato il corso della storia costruendo un ponte sul Danubio, che ha facilitato nel modo diretto i legami dell’Impero Romano con il territorio conquistato. Testimonianze sul ponte costruito da Apollodoro di Damasco fornisce lo storico Cassius Dio che lo considerava una “meraviglia” della storia della antichità.

L’importanza del ponte

Tra le due guerre tra romani e daci – 101-102 e 105-106 – periodo in cui l’imperatore Decebal è stato costretto ad accettare una pace imposta di Traiano – i romani avevano bisogno di una strada più breve che potesse assicurare una comunicazione più diretta con la Dacia, nella prospettiva di vincere il popolo daco. Per superare la difficoltà imperatore Traiano prende in considerazione la costruzione di un ponte sul Danubio,  allo scopo di eliminare uno degli ostacoli costituito proprio dalla mancanza di una comunicazione diretta con la Dacia. Non a caso l’imperatore Traiano in persona sceglie il posto del futuro ponte sul Danubio. Punto strategico di grande importanza, Drobeta offriva un particolare vantaggio: la scarsa profondità dell’acqua e una larghezza relativamente ridotta del fiume nel luogo prescelto. Apollodoro costruì il ponte tra gli anni 103-105. Le fonti antiche ricordano i dettagli del ponte: 1135 m di lunghezza, 15 m di larghezza, 19 m in altezza, realizzato in legno e sostenuto da pilastri fortemente conficatti nel letto del fiume. I piloni erano costruiti in mattoni, pietra e “pozzolana”, provenienti dall’Italia), ma non si conosce nulla sul metodo di costruzione. Numerosi ricercatori presumono che Apollodoro abbia deviato il corso del Danubio determinando così una diminuzione del livello dell’acqua.

Alla fine dei lavori la sua guardia era assicurata da Drobeta e Pontes. L’accesso sul ponte non era possibile se non attraversando queste castra. Alla fine della dominazione romana in Dacia, il ponte è stato distrutto più volte. Oggi si possono vedere ancora i monconi dei piloni del ponte alle due estremità sulle rive del Danubio; nel 1858, quando il grande fiume ha registrato un livello molto basso, è stato possibile vedere anche la parte del ponte che si trova sott’acqua. Malgrado le pochissime tracce rimaste del ponte di Apollodoro di Damasco, questo rimane nella memoria uno dei più grandi monumenti dell’antichità.

Il Foro di Traiano

A Roma oltre a un odeon, a un circo e a un ginnasio, Apollodoro di Damasco realizzò il complesso del Foro Traiano, che fu modello per tutti i fori dell’impero. Alla grande piazza del foro (126 m di lato) si accedeva dal Foro di Augusto attraverso un arco trionfale; al centro era posta la statua equestre dell’imperatore. Sui lati si allargavano due vasti emicicli a colonne (i Mercati); di fronte all’entrata si trovava la facciata della Basilica Ulpia a cinque navate interne e absidata sui lati minori. Sul fianco posteriore della basilica si aprivano le due biblioteche, greca e latina, a pianta rettangolare, oltre le quali si accedeva al tempio del divo Traiano. Tra le biblioteche e di fronte al tempio si innalzava la Colonna Traiana.

La Colonna di Traiano

La Colonna di Traiano, il cui fregio rappresenta le guerre daciche dell’imperatore, è una felice invenzione. La Colonna e il primo monumento trionfale di questo genere e presenta rilievi di eccezionale qualità, attribuiti, almeno per la concezione, ad un “Maestro delle imprese di Traiano” che secondo alcuni sarebbe da identificare con l’architetto.

Fonte: piazzaitalia.ro

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Nel souk di Damasco ci sono le stelle solo di giorno…

Ho mosso i miei primi passi nella città in questo suok coperto e, alzando gli occhi al cielo, mi sono accorta che c’erano le stelle! Ci sono solo di giorno, perché quando il sole tramonta escono a rischiarare il cielo per poi tornare a ripararsi l’indomani all’alba…

Damasco gode di uno dei souk più grandi e vari che io abbia mai visto. Vendono di tutto, dai giocattoli all’intimo, agli articoli cosmetici, tessuti, perle, passamanerie luccicanti, scarpe, pentole, utensili da cucina e chi più ne ha più ne metta. Una delle parti più curiose è quella degli articoli da cartoleria,in cui nelle baracchette una in fianco all’altra, ci sono pacchi di fogli, penne e oggetti da ufficio. Il tipo di merce seria e professionale contrastava decisamente con lo spazio occupato, ma questo è il bello dei paesi lontani. Offrire una visione diversa del mondo rispetto a quella a cui siamo abituati.

La mia parte preferita era ovviamente il souk delle spezie all’estremità della città vecchia, la parte che confina coi quartieri cristiano e armeno. Qui c’è il trionfo dei profumi e dei colori, dove donne e uomini possono affondare le loro mani nelle polveri policrome per verificare se la merce li soddisfa. Cosa per noi impensabile!
Le spezie riflettono le caratteristiche del territorio ed i tipi di cibo consumati; quindi via il nostro rosmarino, origano e basilico rimpiazzati da cumino, curcuma e cannella. Disposti ad arte dai commercianti che vantano una tradizione millenaria di consumo e smercio di questi aromi.
La menta secca, il pepe, i mix vengono usati in mille modi, non solo nelle carni, ma anche nei paté o nelle zuppe. Così ogni materia prima da me conosciuta si ricopriva di una nuova veste riservando sempre nuove sorprese al mio palato.

Ho poi scoperto una cosa che forse già tutti sanno, Damasco è famosa per le sue rose! Si si…il tessuto damascato non fa che riprodurre rose di ogni forma. Da qui ad arrivare a pensare che da queste parti vengono abbondantemente coltivate per fare infusi, marmellate, acqua di rose e ogni altra sorta di prelibatezza, il passo era breve…ma non scontato!
I banchetti espongono fiori di mille tipi, molti dei quali veramente mai visti, oltre a quantità immense di zafferano siriano (devo ancora capire quale sia la differenza rispetto al nostro ed a quello iraniano.) Sicuramente deve essercene una notevole, visti i divari di prezzo!

Ecco alcune foto eloquenti di tutto quel che le parole non possono evocare con la stessa precisone.

Il viaggio nella magnifica Siria deve incominciare da qui. Visto che il commercio e gli scambi in spezie sono il fulcro attorno a cui ruota la nascita, la sussistenza ed il fiorire di varie civiltà che hanno reso questi luoghi così magici e misteriosi.

fonte: tartdeco.canalblog.com

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